IMMOBILICOMASCHI
progettare e costruire continuità ed eventi nonostante como
  VITA DELLE FORME NELLA STORIA DEL CONTESTO
 

Le forme architettoniche della città, a partire dal "campo romano" con i suoi essenziali tracciati nella logica della città di fondazione, attraverso la perimetrazione medievale, così come gli isolati del '5OO e del '6OO, fino alla Casa del Fascio di Giuseppe Terragni, sono legate tra loro da un comune "afflato". La vita a queste forme si radica e si svolge armonicamente su matrici "perenni" quali la chiarezza razionale e la restituzione funzionale dei propri contenuti anche nei loro successivi mutamenti:
"Le forme plastiche presentano delle particolarità non meno notevoli. Si ha ragione di pensare che esse costituiscono un ordine e che un ordine siffatto è animato dal movimento della vita. Sono soggette al principio delle metamorfosi, che le rinnova perpetuamente, ed al principio degli stili, che con una progressione ineguale, tende successivamente a saggiare, a fissare e a disciogliere i loro rapporti. .... In realtà l'opera nasce da un mutamento e ne prepara un altro." (H. Focillon, Vita delle Forme, Parigi 1943). In questo senso, sia per quanto riguarda "Storia e contesto" che "Storia e Progetto", è giusto "evocare" e forse "esorcizzare" la "Storia delle Forme". Soprattutto a noi interessa, nella continuità urbana, comprendere e determinare il loro mutamento. Tutto ciò rende lecita, oggi, una rappresentazione architettonica che lega archetipi di diverse epoche, appartenenti questi ad un'unica matrice culturale: il "razionalismo". Sarà così che, grandi impianti a corti multiple delle Crocere del "Comparto Ex Scalo Merci -FF.SS", così come edifici a lame parallele con impianto a cinque navate,ricordando gli alberghi di Ivrea di Cesare Cattaneo, e torri "Orfane" quadrangolari del "Comparto Sud" come, infine impianti caratterizzati da uno spazio centrale con significati collettivi del "Comparto Nord", escono dalla loro specifica datazione, per entrare, in una recitazione comune ed a noi contemporanea. Sicuramente forme elementari ma, in tal senso non riduttive, determinano, più che altre, le possibilità di un mutamento e un destino di lunga permanenza e permeabilità funzionali nel tempo. Le forme architettoniche del contesto storico della nostra città sono, difatto, ampie testimonianze di questa strategia. Basti pensare al tracciato dell'isolato romano che, nel tempo ha per così dire permesso l'insediamento del tracciato medioevale e classico, così come è edificio cinquecentesco, ha ospitato al suo interno funzioni collettive quasi come un Broletto, così come infine, una piazza di antico tracciato è stata costruita nel tempo, anche con sostituzioni, nei suoi lati, da figure architettoniche diverse tra loro sia per forma che per funzione rispetto ad una figura predominante, antica quale la Cattedrale e il Broletto. Un ultimo carattere dell'architettura comasca in ogni periodo e, al di sopra di qualsiasi dettato funzionale, sta nel suo rapporto con il luogo. Esiste con ciò una sorta di "genius loci", inteso non come fascino del luogo, ma come particolarità nelle localizzazioni come è il caso del "dipanarsi" dei borghi, così come è il caso della "frontalità" con il paesaggio delle ville neoclassiche, fino all'epopea razionalista delle opere di Terragni nel loro "addomesticarsi" con gli elementi più forti del paesaggio naturale che le accoglie, ricordando l'asilo Sant' Elia di Giuseppe Terragni


Enrico Mantero

 
bignami@deabendata.it dea@deabendata.it mantero@deabendata.it